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Riforma ASL in Sardegna

La riforma della sanità in Sardegna prende forma. Tornano le 8 asl e nasce Ares. Il motivo? Minori costi e razionalizzazione.

Prende forma il nuovo disegno delle ASL in Sardegna, col ritorno alle otto aziende sanitarie con competenza territoriale, unitamente ad ARES, come era stato inizialmente previsto nel 2020 ma posticipato causa pandemia. Sarà spiccatamente la componente territoriale a delineare la competenza delle ASL, tenendo conto, si annuncia della “geomorfologia dei territori dell’isola”. La transizione verrà assicurata senza discontinuità con il sistema attuale ed anzi adottando gli “atti convenzionali necessari al passaggio delle attività delle ASL, nel rispetto delle varie competenze”.

La novità sarà pertanto ARES, Azienda Regionale della Salute, che fungerà da centro strategico e di programmazione della sanità sull’isola. Prende pertanto il posto di ATS Sardegna e sarà centrale unica acquisti e selezione del personale. La periferia del sistema invece continuerà ad essere amministrato dalle ASL stesse, unitamente alle varie Aziende Ospedaliere. La ratio di tale riforma, come la maggior parte delle riforme in ambito sanitario in Italia, è strettamente legato ai costi. Si stima che il peso economico delle ASL sulla Regione sia di più di 3 miliardi di euro.

Segnatamente l’ASSL che avrà maggior peso sarà quella di Cagliari, per la quale è previsto un impegno economico di 958 milioni di euro. Segue l’ASSL di Sassari (589.142 milioni di euro) e le restanti. Sul fronte covid si può tracciare un sunto della gestione dell’emergenza: a partire da marzo 2021 sono stati aperti 7 hub e 75 punti vaccinali per una media di 20mila vaccini al giorn, un dato di notevole rilievo nella media nazionale.

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